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Arte e Cultura
Vittorio D’Augusta “Alla cieca”. Lavori su tela e carta sul tema del volto

Vittorio D’Augusta “Alla cieca”. Lavori su tela e carta sul tema del volto

Quando
Fino al 31 Gen 2026
Orario

inaugurazione alle 18.30; orari dal martedì al sabato feriali dalle 17 alle 19. 

Dove
Ravenna - Pallavicini22 Art Gallery - Viale Giorgio Pallavicini 22
Descrizione

Inaugurazione della mostra di Vittorio D’Augusta “Alla cieca”, curata da Roberto Pagnani e Luca Maggio con un testo critico di quest’ultimo in catalogo, dove sarà pubblicato anche un testo originale dell’artista.

Saranno esposti lavori su tela e carta per lo più recenti e quasi tutti inediti sul tema del volto e del ritratto-autoritratto d’artista, secondo le modalità di installazione e ricombinazione tipiche del modus operandi di D’Augusta.  

All’interno di un dialogo lastricato di ossimori e da sempre libero e coerente con la storia personale dell’artista e con la storia stessa della pittura, D’Augusta già in precedenza (2024) aveva dichiarato: “…l’estetica non c’entra, conta di più la necessità”, che lo ha condotto a una indagine serrata sul senso ultimo e misterioso del dipingere nel tentativo di approfondire un doppio cammino di conoscenza e consapevolezza razionale e irrazionale al contempo, tanto sull’animo umano, quanto sull’atto pittorico in sé.

In questo senso, la sola protagonista e pietra di paragone per lui resta la pittura, il suo più autentico autoritratto fatto di una gestualità-pensiero talmente appartenente alla sua sfera più intima da condurlo a dipingere bendandosi gli occhi, alla cieca, come letteralmente recita il titolo della mostra, per sorprendere se stesso in quanto artista e la pittura stessa, colta nel flusso di coscienza di un divenire esistenziale e artistico, ogni volta differente, irripetibile e, al fine, inafferrabile.

Vittorio D’Augusta
“Sono nato nel 1937 a Fiume, città di confini, di mare e di salite, che in meno di un secolo fu asburgica, dannunziana, Stato Libero, italiana, occupata tedesca, jugoslava, croata. Dal ’48 risiedo a Rimini, città ossimorica, visionaria, felliniana.
Da queste due città dalla complessa identità ho tratto l’attitudine a considerare valori le differenze, le contraddizioni, i dubbi. Dagli scogli del Quarnaro e dalla spiaggia di Rimini, deriva, forse, l’acquosità della mia pittura. La pratica della pittura ammette dirottamenti e sorprese. Come nei viaggi per mare, mi aspetto che qualcosa di imprevedibile accada dentro la pittura, e qualche volta accade”.

L'artista ha partecipato a numerose mostre personali e collettive.

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