"Il Santo folle". Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo
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alle 19.30
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Il viaggio che Francesco d’Assisi intraprende nel 1219 per incontrare, nei pressi della città di Damietta, in Egitto, Malik al-Kamil, il Sultano d’Egitto, è un gesto “folle”, sconvolgente e rivoluzionario, che mai nessun cristiano prima di allora aveva tentato e forse neppure immaginato. Ed è proprio quell’incontro storico a dare sostanza narrativa a Il Santo folle sottotitolo “Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo”. L’azione scenica per attrice, basso, baritono, archi, coro misto e percussioni, che debutta giovedì 4 giugno alle 19.30 (per essere replicata alla stessa ora ogni giorno fino a martedì 9 giugno) nello spazio straordinario e fortemente simbolico della Basilica di San Francesco, si dipana sul testo di Guido Barbieri, sostenuto e intrecciato alla musica composta da Marcello Fera. Commissionato da Ravenna Festival, il nuovo lavoro è una coproduzione con il Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone e il Festival regionale di Musica Sacra di Bolzano e Trento.
Siamo nel pieno della Quinta Crociata: come racconta Guido Barbieri, «i musulmani hanno riconquistato Gerusalemme, e Malik al-Kamil offre di restituirla ai cristiani in cambio della cessazione della guerra, ma Pelagio Galvani, il legato papale, rifiuta l’offerta e spinge i crociati a continuare la battaglia».
È in quel contesto che interviene Francesco, con un gesto che «ancora oggi appare come sospeso tra mito, leggenda e realtà, un gesto che ha segnato un profondo mutamento di paradigma non soltanto nelle relazioni tra l’Islam e il mondo cristiano, ma anche tra due diverse realtà geopolitiche: l’Occidente e l’Oriente».
Quel dialogo “diplomatico” non viene però messo direttamente in scena: a evocarlo è un’amica e confidente di Francesco, la nobildonna romana Jacopa de’ Settesoli, che, nella realtà storica lo assiste e gli è vicina nei suoi ultimi giorni di vita, tra il 2 e il 3 ottobre 1226 al Convento di Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola.
A interpretarla è chiamata l’attrice Astra Lanz, mentre il canto del Santo e del Sultano sono rispettivamente affidati al baritono Nicola Zambon e al basso Ludovico Dal Pra.
I sette quadri in cui si articola l’azione scenica, sono costruiti da Marcello Fera attraverso un approccio diretto al testo, cogliendo ogni dettaglio del linguaggio: «ritmo, accenti, pronuncia, temperie psicologica e descrittiva, contrappunto drammaturgico».
E attingendo in due soli casi a brevi citazioni di melodie coeve a Francesco, che, come spiega proprio Fera, «conosceva e amava la produzione dei trovatori provenzali e si serviva del canto nella sua attività di predicatore». La partitura diretta dal compositore, anche nel ruolo di violino solista, è affidata al Conductus Ensemble (ai violini Georgia Privitera e Flavia Succhiarelli, alla viola Ida Ostini, al violoncello Federica Ragnini e Silvio Gabardi al contrabasso), mentre la parte corale spetta al Gruppo Vocale Heinrich Schütz. Alle percussioni poi c’è Marco Zanco, che è maestro di spada, ché nell’azione si inseriscono anche alcuni duelli stilizzati e astratti. I costumi sono di Manuela Monti, le luci di Marco Rabiti.